Sovrallenamento e infiammazioni articolari

By marzo 15, 2016Anatomia

Parliamo delle varie sindromi dolorose che frequentemente colpiscono gli amanti dello sport e solitamente indicate con il nome generico di infiammazioi articolari. Molto spesso, nella quasi totalità dei praticanti di sport, insorgono problematiche che possono colpire  il sistema muscolo-scheletrico con manifestazioni molto diversificate fra loro. I sintomi vengono solitamente descritti come dolore interno all’articolazione, sensazione di bruciore, cedimento dell’articolazione sotto sforzo, perdita di forza e precoce affaticamento.

Le articolazioni che possono manifestare sintomi dolorosi sono praticamente tutte, ma generalmente le più colpite nello sportivo sono spalle, ginocchia, polsi, talloni, rachide lombare e cervicale, gomiti e cranio.

Le problematiche possono manifestarsi sotto forme molto variegate, come:

  • Dolore durante l’allenamento;
  • Dolore dopo l’allenamento;
  • Dolore alla mattina appena svegli
  • Dolore durante la giornata
  • Dolore alla sera
  • Dolore al cambio climatico

Spesso ad esse è sbrigativamente attribuita come causa il sovrallenamento, o overtraining, e quindi viene consigliato ai praticanti di interrompere l’attività sportiva per permettere al riposo di risanare l’equilibrio metabolico del corpo, ma ciò può non essere sufficiente, e andiamo a vedere il perché…

La contrazione muscolare

Il muscolo è un organo rigido, collegato alle articolazioni, in grado di allungarsi.

Il termine muscolo identifica un organo, composto in prevalenza da tessuto muscolare, con capacità contrattile, ossia di allungarsi e accorciarsi in modo controllato.

Sarebbe però più adatto al fine della spiegazione dell’argomento immaginarlo sotto forma di tessuto rigido con capacità di allungamento, come di fatto esso è. Infatti il muscolo, composto da cellule polinucleate chiamate fibre muscolari,  unite alla loro estremità a tessuto connettivo denso che rappresenta la componente tendinea della fibra, deve la sua capacità contrattile alla presenza, all’interno del citoplasma delle fibre muscolari, delle miofibrille, suddivisibili a loro volta in catene di sarcomeri. Questi sarcomeri sono l’unità contrattile più piccola individuabile.

Possiamo dire quindi che a contrarsi sono proprio i meccanismi insiti nel sarcomero, e nello specifico grazie allo scorrimento di filamenti ordinati al suo interno e chiamate molecole di actina e miosina. Esse, di base, restano legate fra loro accorciando il sarcomero, ma quando viene stimolato, dal sistema nervoso, il rilascio nel sarcoplasma di ioni di calcio, questi “slegano” actina e miosina e permettono il loro allontanamento, e quindi l’allungamento del sarcomero, e, in definitiva, della fibra muscolare. Quindi senza questa stimolazione nervosa gli ioni calcio non possono permettere al muscolo di rilassarsi. In questo processo intervengono anche altri ioni salini, come il sodio e il potassio. Senza queste sostanze il muscolo non può allungarsi. Un esempio un po drastico ma efficace è il rigor mortis: nei cadaveri, dove questi Sali non vengono stimolati a essere rilasciati, i muscoli si irrigidiscono.

L’affaticamento muscolare

I muscoli sottoposti ad allenamento possono sviluppare fasce contratte al loro interno.

Spiegato a grandi linee il meccanismo di allungamento del muscolo vediamo ora cosa succede durante l’allenamento.

Durante un allenamento intenso i nostri muscoli, che sono sempre un insieme di tessuti sottoposti a pressioni, contrazioni ripetute, rapidi impulsi nervosi, shock da stiramento, sforzi a volte di grande intensità, non sempre il nostro sangue riesce a distribuire perfettamente gli ioni salini necessari al rilascio delle fibre muscolari. In genere il nostro corpo riesce a gestire piuttosto bene il lavoro simultaneo delle nostre fibre muscolari, pure essendo strutture microscopicamente molto impegnative.

Un po di numeri:

  • Nel nostro corpo ci sono 327 muscoli scheletrici (quindi atti al movimento dell’apparato locomotore, escludendo i muscoli organici) pari. 
  • Ogni muscolo contiene circa 250 milioni di fibre muscolari. 
  • Ogni fibra muscolare contiene Circa 1000 miofibrille.
  • In ogni miofibrilla ci sono all’incirca 10.000 sarcomeri.

Tutti i numeri sopra indicati (a parte quello dei muscoli scheletrici) sono assolutamente indicativi, poiché la lunghezza e quantità delle strutture muscolari cambiano molto da muscolo a muscolo. Ciononostante è abbastanza per renderci un’idea dell’immenso lavoro richiesto al nostro sistema vascolare per approvvigionare queste strutture di sangue, ossigeno, nutrienti e Sali minerali essenziali al rilasciamento delle fibre. Può capitare, come abbiamo detto, che a causa di sforzi particolari o posture svantaggiose questo approvvigionamento venga meno, e questo porta a “inceppare” alcune fibre muscolari, che perdono la loro capacità di contrarsi.

Questi errori accumulati si sommano nel tempo con gli allenamenti, portando a formare fasce muscolari non più vascolarizzate che si irrigidiscono, e che vengono comunemente chiamate contratture. Queste contratture si accumulano via via nei muscoli, punteggiandoli di porzioni non più allungabili. Ciò nonostante i muscoli riescono a sopperire a queste aree mancanti grazie alla compensazione delle altre fibre ancora efficienti, compiendo un lavoro sempre più faticoso. Queste contratture, se si formano su determinati “punti deboli” possono però creare una situazione patologica, identificata con il nome di Trigger Point.

Muscoli e articolazioni sono collegati

Le contratture portano portare a trazionare i tendini in modo non più fisiologico e a sovraccaricarli, producendo dolore.

I trigger point sono come punti deboli dei nostri muscoli: aree che accumulano facilmente contratture. Quando si forma una contrattura sul trigger point esso compie quello che ai nostri occhi sembra una cosa incredibile: genera un dolore articolare, anche molto lontano dalla contrattura. Come fanno?

Abbiamo detto prima che le fibre muscolari sono collegate fra loro da tessuto connettivo, che unifica e trasmette la forza contrattile al tendine e all’articolazione. Le fibre sono come un esercito di uomini che tirano le corde che muoveranno un macigno. Ma se, per esempio, tutti gli uomini che tirano le corde da una parte smettono di tirare, il macigno si muoverà nella direzione degli altri braccianti, e quindi devierà la linea di trazione. Questa variazione crea uno squilibrio, perché il macigno doveva andare in un’altra direzione. Se il macigno per esempio doveva scorrere su dei binari lo squilibrio di forze lo porterà a uscire dai binari. Allo stesso modo, uno squilibrio nelle fibre porta a stressare in modo non fisiologico un tendine, e creerà la nostra infiammazione articolare. 

Si aggiunge un ulteriore meccanismo. Non solo le fibre sono unite fra loro dal tessuto connettivo, ma gli stessi muscoli sono uniti tra loro dallo stesso tessuto. Quindi quando un muscolo soffre per una contrattura può influenzarne altri vicini, e colpire così altre articolazioni. Per questo è così complicato risolvere certe infiammazioni: il muscolo colpevole può essere camuffato da altri a lui collegati. Così un dolore al ginocchio può essere dovuto da un muscolo dell’anca, e un dolore alla spalla può essere dovuto a un muscolo contratto al polso. Per questo il termine Trigger (grilletto) point: sono contratture che “sparano” una tensione che si rifletterà distante da esse.

In sostanza, la maggior parte delle infiammazioni articolari nello sportivo sono dovute a muscoli rigidi, affaticati e male vascolarizzati. E questa è una buona notizia!

I consiglio d’oro

Non sempre serve correre dal chirurgo e farsi tagliuzzare per sistemare certi problemi, e tanto meno riempirsi di medicinali antinfiammatori. La cosa migliore è senz’altro rivolgersi al proprio medico per una valutazione del problema e, successivamente, a un esperto fisioterapista che sappia affrontare il problema con il giusto metodo.

Ma prima di arrivare a patire sofferenze, che sono, se non inevitabili, molto probabili per chiunque prima o poi, ci sono alcune sane abitudini che possono prevenire queste eventualità e sono:

  • Bere tanta acqua. Tessuti disidratati trasportano con più fatica i Sali necessari al recupero muscolare e a far liberare i tessuti dalle sostanze di scarto.
  • Consumare ogni giorno frutta e verdura. Le vitamine sono molto importanti al metabolismo muscolare.
  • Stretching a fine allenamento. Aiuta le fibre contratte a fine allenamento a rilasciarsi
  • Sauna. Il caldo facilità la separazione delle molecole di actina e miosina ed è un toccasana per lo sportivo. Quando se ne ha la possibilità farne una alla settimana.
  • Massaggi. Uno sportivo, di default, dovrebbe dedicarsi almeno un massaggio defaticante al mese, proprio a causa dello stress eccezionale a cui sottopone il suo corpo.

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