La fatica periferica

By novembre 22, 2016Allenamento
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Un corridore percorre l’ultimo tratto di gara in salita. Un kayaker affronta esausto la corrente di un torrente. Uno spinter termina delle ripetute sotto il sole cocente. Un powerlifter ricerca la concentrazione nell’ultima set di lavoro. Un difensore di calcio tenta di arginare un attaccante nell’uno contro uno a pochi secondi dal fischio finale. Motivazione, costanza, volontà, sacrificio. Lo sport è tutto ciò e questi ragazzi ne sono degni rappresentanti! Atleti che ogni giorno si misurano con se stessi, che combattono, che giocano sul filo del rasoio, che danno tutto. Ma tutto ciò non è sufficiente…

Lo spirito costruisce il corpo

Siamo tutti d’accordo, ma è altresì necessario uno stile di vita appropriato e una alimentazione specifica. Il corpo ha bisogno di energia per funzionare. Quante volte nel corso di una seduta di allenamento abbiamo provato a nostre spese la percezione di essere senza energia. Il tanto temuto “calo di zuccheri” , labbra asciutte, tremorio, spossatezza. Si cresce dagli errori! Ora finalmente abbiamo la ricetta vincente: per ottenere dei risultati dobbiamo rafforzare la mente e seguire uno stile di vita equilibrato. Fosse così semplice… in realtà non basta! Dobbiamo rassegnarci a condividere i nostri sogni di gloria con un concorrente assai agguerrito, la fatica. Il fenomeno dell’insorgenza della fatica è legata a una multi-fattorialità di elementi, ascrivibili a fattori centrali e periferici. La fatica di fatto è legata alla conduzione del segnale nervoso (fatica centrale) e alla catena energetica metabolica (fatica periferica) e spesso questi due aspetti interagiscono nell’insorgenza del fenomeno. Cuore e mente non bastano, è ora di capire il perchè.

La fatica periferica

Il nostro viaggio inizia da un neurotrasmettitore, l’acetilcolina responsabile dell’aumento della permeabilità del sarcolemma (membrana connettivale che avvolge le fibre muscolari) nei confronti del sodio. Questo meccanismo attiva la depolarizzazione* della membrana e la propagazione di un potenziale di azione verso l’ interno della cella. In questa cascata di avvenimenti sono implicate due pompe, la pompa sodio-potassio a livello del sarcolemma e la pompa del calcio a livello del reticolo sarcoplasmatico. Questi due meccanismi regolano i gradienti ionici trans-membranari che sono alla base della contrazione muscolare. L’origine della fatica nascerebbe dal malfunzionamento della pompa sodio-potassio; la fuoriuscita di grandi quantità di potassio porterebbe a sua volta ad un black out del meccanismo legato al calcio con una riduzione del 50% del gradiente di forza espresso.

Un secondo elemento, legato all’insorgenza della fatica, parrebbe essere una variazione delle distribuzione e della concentrazione del calcio all’interno della fibra muscolare. Il sistema tubolare, responsabile dello stoccaggio, della distribuzione e del ripompaggio del calcio nella cellula, se “spremuto” con lavori ad alta intensità e perduranti nel tempo, andrebbe in tilt causando un abbassamento dell’attività contrattile. Calcio e potassio sono una forte causa di perturbazione del meccanismo di accoppiamento eccitazione-contrazione. C’è da aggiungere una differenzazione legata alla tipologia della fibra. Le fibre a carattere ossidativo risponderebbero meglio all’insorgenza della fatica rispetto a quelle a carattere glicolitico.

Un terzo fattore è senza dubbio il ruolo svolto dell’acidosi. Il metabolismo dell’ATP, la molecola che fornisce l’energia necessaria per le forme di lavoro cellulare), è strettamente legato a quello dei protoni ed all’equilibrio acido-basico del sarcoplasma (il costituente citoplasmatico delle fibre muscolari). La maggior parte delle reazioni ossidative, vedono una liberazione ed un’acquisizione di protoni da parte dell’ambiente. Di base il nostro organismo è dotato di numerosi sistemi tampone per contrastare l’accumulo di protoni ma in lavori ad alta intensità la concentrazione di protoni nell’ambiente cresce rapidamente scardinando le difese e provocando un abbassamento del ph sarcoplasmatico. A sua volta l’abbassamento del ph porta ad una serie di reazioni tra le quali un deficit dell’attività della pompa sodio/potassio con l’apertura dei canali potassici, l’inibizione del calcio sulla troponina (conditio sine qua non perchè ci sia la contrazione muscolare), la riduzione del numero di ponti acto-miosinici (actina-miosina le due proteine responsabili della contrazione muscolare) l’attività enzimatica.

Un ultimo fattore è legato alla concentrazione dei metaboliti derivanti dall’idrolisi (reazione chimica di scissione di un composto nella quale interviene l’acqua) dell’ATP e del creatinfosfato (una molecola organica formata dall’unione della creatina con un gruppo fosfato) a seguito dell’attività fisica. Nel caso di esercizi di breve durata svolti ad alta intensità, il verificarsi di un rapido ed importante accumulo di questi metaboliti, dovuto al massiccio intervento del meccanismo anaerobico alattacido, costituisce uno dei più importanti fattori responsabili dell’insorgenza della fatica muscolare, assumendo in questo caso una valenza ancor maggiore di quella rivestita dai meccanismi di perturbazione ionica.

* Una depolarizzazione, in biologia, è la diminuzione del valore assoluto del potenziale di membrana di una cellula. Così, quando il potenziale di membrana di una cellula si avvicina allo zero, si ha una depolarizzazione. Quando, al contrario, il potenziale di membrana viene modificato in direzione contraria, aumentando il suo valore assoluto, avviene una iperpolarizzazione.